← The Event Edit9 APRILE 2026
Tour promozionale in piazza con installazione creativa e persone coinvolte in un’esperienza interattiva
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Tour per le città: perché oggi più che mai servono esperienze reali per far parlare il tuo brand

I tour per le città restano uno strumento potentissimo se trasformati in esperienze reali e coinvolgenti. Non basta essere visibili: per essere ricordati bisogna far vivere qualcosa alle persone.

5 min di lettura

Nel panorama attuale, dominato da social media e comunicazione digitale, molte aziende hanno progressivamente ridotto o abbandonato uno strumento che per anni è stato centrale nel marketing: i tour per le città. Eppure, proprio in un contesto in cui tutti comunicano online, distinguersi attraverso esperienze reali può diventare un vantaggio competitivo enorme. Non si tratta di nostalgia, ma di evoluzione del modo in cui le persone vivono e ricordano i brand. L’intervista che segue, raccolta da Lorenzo Verri, approfondisce questo tema attraverso il confronto con Jacopo D'Andrea e con Sara Longo, responsabile ufficio progettazione e creatività.

Il cambiamento del mercato

“Siamo sinceri,” racconta Jacopo D’Andrea, “il mondo è cambiato. Oggi i social e la comunicazione online fanno da linea guida. Che sia chiaro: amo i cambiamenti, ne capisco i benefici ed è un mio compito seguirli e, dove possibile, cavalcarli.” Poi aggiunge una riflessione più personale. “Però lasciatemi dire una cosa… quanto erano belli i tour, soprattutto quelli estivi. C’era una sfida continua, una ricerca costante di idee.” Sara Longo interviene su questo punto con una visione più progettuale. “Oggi non è che i tour non funzionano più. È che spesso vengono progettati in modo troppo semplice. Si è perso il livello di esperienza che li rendeva davvero efficaci.”

Cosa significa davvero fare un tour oggi

Il concetto di tour promozionale è cambiato. Non basta più essere presenti in una piazza. “Se pensiamo al tour come distribuzione di gadget, abbiamo già perso,” spiega Sara Longo. “Le persone oggi sono abituate a stimoli continui. Per fermarle serve qualcosa che le coinvolga davvero.” Jacopo D’Andrea aggiunge: “Oggi puoi raggiungere migliaia di persone con una campagna online in pochi secondi. Ma il punto è: quante si ricordano davvero di te? Se non lasci un’esperienza, difficilmente lasci un segno.”

Quando il tour era una vera sfida creativa

Negli anni passati, progettare un tour significava partire da zero ogni volta. “Dovevamo promuovere qualsiasi cosa: un lucidalabbra, una macchina, un servizio,” racconta Jacopo D’Andrea. “E ogni volta la domanda era sempre la stessa: cosa può attirare davvero le persone?” Era un lavoro fatto di studio, tentativi, intuizioni. Sara Longo descrive bene quel processo: “Non esistevano schemi. Ogni progetto era diverso. Si partiva dall’obiettivo e si costruiva un’esperienza attorno. Era questo che faceva la differenza.”

Esperienze che le persone ricordano davvero

Nel tempo, i tour più riusciti sono stati quelli capaci di sorprendere. “Abbiamo portato un campo da basket in una piazza,” racconta Jacopo D’Andrea. “Le persone si fermavano, iniziavano a giocare, si creava un’energia immediata.” In un altro progetto, è stata realizzata una piramide di ghiaccio in pieno centro città. “La gente si fermava per capire cosa stesse succedendo. E da lì partiva l’interazione.” Sara Longo aggiunge altri esempi: “Abbiamo creato cucine temporanee in piazza dove le persone potevano provare direttamente i prodotti. Oppure esperienze sensoriali con occhiali dalle lenti colorate, che cambiavano completamente la percezione.” E ancora: attività in cui si poteva testare fisicamente il prodotto, giochi e quiz per creare coinvolgimento immediato, installazioni interattive che attiravano attenzione e curiosità. “Il punto non era mostrare,” sottolinea Sara Longo, “ma far vivere qualcosa.”

Il rischio di oggi: format standardizzati

Oggi molti tour rischiano di perdere efficacia perché diventano ripetitivi. “Spesso arrivano progetti già pronti,” osserva Jacopo D’Andrea. “Oppure si replica uno schema che ha funzionato in passato, senza adattarlo.” Sara Longo entra nel dettaglio: “Il problema non è il formato in sé. È l’assenza di progettazione. Se non pensi all’esperienza, tutto diventa prevedibile.”

Una domanda diretta: ha ancora senso fare tour?

Ha ancora senso investire nei tour per le città?

“Sì, ma devono essere ripensati. Non puoi fare un tour oggi come lo facevi dieci anni fa. Devi costruire qualcosa che le persone vogliono vivere, non solo vedere.” — Jacopo D’Andrea

Esperienza vs visibilità

Uno dei punti più rilevanti riguarda la differenza tra visibilità ed esperienza. “Con uno swipe puoi raggiungere migliaia di persone,” spiega Jacopo D’Andrea. “Ma se non gli lasci nulla, è un contatto vuoto.” Sara Longo completa il concetto: “Quando una persona vive qualcosa, anche semplice ma ben costruito, lo ricorda. E spesso lo racconta. È lì che nasce il vero valore.”

Un messaggio per CEO e marketing manager

Cosa direste oggi a chi deve decidere se investire in un tour?

“Tornate a fare tour che fanno parlare davvero di voi. Non tour che riempiono un report.” — Jacopo D’Andrea

“Bisogna cambiare approccio. Non pensare al tour come consegna di un gadget, ma come una vera esperienza personale per chi la vive.” — Sara Longo

Un aneddoto significativo

Uno dei progetti più interessanti è stato costruito su una sequenza di esperienze. “Le persone entravano per curiosità e restavano molto più del previsto,” racconta Jacopo D’Andrea. “Iniziavano con un’attività, poi passavano a un’altra, e senza accorgersene si immergevano completamente.” Sara Longo evidenzia il punto chiave: “Quando il percorso è progettato bene, il pubblico non si sente spettatore. Si sente parte dell’esperienza.”

Il futuro dei tour è progettazione ed emozione

Il digitale continuerà a essere centrale. Ma proprio per questo, le esperienze fisiche acquisiscono ancora più valore. “Non si tratta di tornare indietro,” conclude Jacopo D’Andrea. “Si tratta di evolvere. Integrare il digitale con esperienze reali che lasciano qualcosa.” Sara Longo chiude con una sintesi efficace: “Meno presenza, più significato. È questo che oggi fa funzionare davvero un tour.” I tour per le città, se progettati con una visione chiara e creativa, restano uno degli strumenti più efficaci per creare connessione tra brand e persone. Non basta esserci. Serve creare qualcosa che le persone vogliono vivere, ricordare e raccontare.