Nel panorama attuale, dominato da social media e comunicazione digitale, molte aziende hanno progressivamente ridotto o abbandonato uno strumento che per anni ĆØ stato centrale nel marketing: i tour per le cittĆ . Eppure, proprio in un contesto in cui tutti comunicano online, distinguersi attraverso esperienze reali può diventare un vantaggio competitivo enorme. Non si tratta di nostalgia, ma di evoluzione del modo in cui le persone vivono e ricordano i brand. Lāintervista che segue, raccolta da Lorenzo Verri, approfondisce questo tema attraverso il confronto con Jacopo D'Andrea e con Sara Longo, responsabile ufficio progettazione e creativitĆ .
Il cambiamento del mercato
āSiamo sinceri,ā racconta Jacopo DāAndrea, āil mondo ĆØ cambiato. Oggi i social e la comunicazione online fanno da linea guida. Che sia chiaro: amo i cambiamenti, ne capisco i benefici ed ĆØ un mio compito seguirli e, dove possibile, cavalcarli.ā Poi aggiunge una riflessione più personale. āPerò lasciatemi dire una cosa⦠quanto erano belli i tour, soprattutto quelli estivi. Cāera una sfida continua, una ricerca costante di idee.ā Sara Longo interviene su questo punto con una visione più progettuale. āOggi non ĆØ che i tour non funzionano più. Ć che spesso vengono progettati in modo troppo semplice. Si ĆØ perso il livello di esperienza che li rendeva davvero efficaci.ā
Cosa significa davvero fare un tour oggi
Il concetto di tour promozionale ĆØ cambiato. Non basta più essere presenti in una piazza. āSe pensiamo al tour come distribuzione di gadget, abbiamo giĆ perso,ā spiega Sara Longo. āLe persone oggi sono abituate a stimoli continui. Per fermarle serve qualcosa che le coinvolga davvero.ā Jacopo DāAndrea aggiunge: āOggi puoi raggiungere migliaia di persone con una campagna online in pochi secondi. Ma il punto ĆØ: quante si ricordano davvero di te? Se non lasci unāesperienza, difficilmente lasci un segno.ā
Quando il tour era una vera sfida creativa
Negli anni passati, progettare un tour significava partire da zero ogni volta. āDovevamo promuovere qualsiasi cosa: un lucidalabbra, una macchina, un servizio,ā racconta Jacopo DāAndrea. āE ogni volta la domanda era sempre la stessa: cosa può attirare davvero le persone?ā Era un lavoro fatto di studio, tentativi, intuizioni. Sara Longo descrive bene quel processo: āNon esistevano schemi. Ogni progetto era diverso. Si partiva dallāobiettivo e si costruiva unāesperienza attorno. Era questo che faceva la differenza.ā
Esperienze che le persone ricordano davvero
Nel tempo, i tour più riusciti sono stati quelli capaci di sorprendere. āAbbiamo portato un campo da basket in una piazza,ā racconta Jacopo DāAndrea. āLe persone si fermavano, iniziavano a giocare, si creava unāenergia immediata.ā In un altro progetto, ĆØ stata realizzata una piramide di ghiaccio in pieno centro cittĆ . āLa gente si fermava per capire cosa stesse succedendo. E da lƬ partiva lāinterazione.ā Sara Longo aggiunge altri esempi: āAbbiamo creato cucine temporanee in piazza dove le persone potevano provare direttamente i prodotti. Oppure esperienze sensoriali con occhiali dalle lenti colorate, che cambiavano completamente la percezione.ā E ancora: attivitĆ in cui si poteva testare fisicamente il prodotto, giochi e quiz per creare coinvolgimento immediato, installazioni interattive che attiravano attenzione e curiositĆ . āIl punto non era mostrare,ā sottolinea Sara Longo, āma far vivere qualcosa.ā
Il rischio di oggi: format standardizzati
Oggi molti tour rischiano di perdere efficacia perchĆ© diventano ripetitivi. āSpesso arrivano progetti giĆ pronti,ā osserva Jacopo DāAndrea. āOppure si replica uno schema che ha funzionato in passato, senza adattarlo.ā Sara Longo entra nel dettaglio: āIl problema non ĆØ il formato in sĆ©. Ć lāassenza di progettazione. Se non pensi allāesperienza, tutto diventa prevedibile.ā
Una domanda diretta: ha ancora senso fare tour?
Ha ancora senso investire nei tour per le cittĆ ?
āSƬ, ma devono essere ripensati. Non puoi fare un tour oggi come lo facevi dieci anni fa. Devi costruire qualcosa che le persone vogliono vivere, non solo vedere.ā ā Jacopo DāAndrea
Esperienza vs visibilitĆ
Uno dei punti più rilevanti riguarda la differenza tra visibilitĆ ed esperienza. āCon uno swipe puoi raggiungere migliaia di persone,ā spiega Jacopo DāAndrea. āMa se non gli lasci nulla, ĆØ un contatto vuoto.ā Sara Longo completa il concetto: āQuando una persona vive qualcosa, anche semplice ma ben costruito, lo ricorda. E spesso lo racconta. Ć lƬ che nasce il vero valore.ā
Un messaggio per CEO e marketing manager
Cosa direste oggi a chi deve decidere se investire in un tour?
āTornate a fare tour che fanno parlare davvero di voi. Non tour che riempiono un report.ā ā Jacopo DāAndrea
āBisogna cambiare approccio. Non pensare al tour come consegna di un gadget, ma come una vera esperienza personale per chi la vive.ā ā Sara Longo
Un aneddoto significativo
Uno dei progetti più interessanti ĆØ stato costruito su una sequenza di esperienze. āLe persone entravano per curiositĆ e restavano molto più del previsto,ā racconta Jacopo DāAndrea. āIniziavano con unāattivitĆ , poi passavano a unāaltra, e senza accorgersene si immergevano completamente.ā Sara Longo evidenzia il punto chiave: āQuando il percorso ĆØ progettato bene, il pubblico non si sente spettatore. Si sente parte dellāesperienza.ā
Il futuro dei tour ĆØ progettazione ed emozione
Il digitale continuerĆ a essere centrale. Ma proprio per questo, le esperienze fisiche acquisiscono ancora più valore. āNon si tratta di tornare indietro,ā conclude Jacopo DāAndrea. āSi tratta di evolvere. Integrare il digitale con esperienze reali che lasciano qualcosa.ā Sara Longo chiude con una sintesi efficace: āMeno presenza, più significato. Ć questo che oggi fa funzionare davvero un tour.ā I tour per le cittĆ , se progettati con una visione chiara e creativa, restano uno degli strumenti più efficaci per creare connessione tra brand e persone. Non basta esserci. Serve creare qualcosa che le persone vogliono vivere, ricordare e raccontare.